Per molto tempo mi sono chiesta perché alcune immagini riuscissero a rimanere nella memoria mentre altre venissero dimenticate quasi subito.
“Ci sono interessi che scopriamo solo guardando indietro.”
Molto prima di dare un nome al mio approccio, ero già affascinata dal modo in cui il cervello interpreta ciò che vede: dalla percezione, dalla memoria e da come esperienze, cultura e contesto influenzano il significato che attribuiamo alle immagini.
Quella curiosità è diventata una ricerca.E quella ricerca, con il tempo, è diventata il mio modo di progettare.
Oggi continuo a studiare il rapporto tra forme, percezione, memoria e significato, perché credo che il design non sia soltanto ciò che vediamo. È soprattutto il modo in cui impariamo a interpretarlo.
Durante gli anni universitari ho incontrato per la prima volta concetti che avrebbero influenzato profondamente il mio modo di osservare le immagini: la percezione visiva, la Gestalt e il modo in cui il nostro cervello costruisce significato a partire da ciò che vede.
All'epoca non sapevo ancora che sarebbero diventati parte del mio lavoro.Sapevo soltanto che quelle domande mi appartenevano.
Guardando indietro, mi rendo conto che non è stato il mio brand a cambiare il modo in cui guardo il mondo.È il modo in cui ho sempre guardato il mondo ad aver dato forma al mio brand.